Io Odio Berlusconi

ma anche Veltroni, D'Alema, Bossi, Rutelli, Bertinotti, Fini, Casini etc.etc.

giovedì, 05 novembre 2009

DUE OCCHI CHE OSSERVANO IL MONDO...

Se dovessi inventarmi il sogno
del mio amore per te
penserei a un saluto
di baci focosi
alla veduta di un orizzonte spaccato
e a un cane
che si lecca le ferite
sotto il tavolo.
Non vedo niente però
nel nostro amore
che sia l'assoluto di un abbraccio gioioso.



Ciao ad Alda, lei che il mondo lo osservava così,
con delicatezza e dolcezza di donna,
ma con forza d'animo e vita vissuta.
 

pigliatavella cu: pappice ca alle 17:56 nun teneva niente 'a fa'
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domenica, 01 novembre 2009

E DOPO 21 ANNI...

 


pigliatavella cu: pappice ca alle 17:36 nun teneva niente 'a fa'
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venerdì, 31 luglio 2009

QUARANTA CENTIMETRI
Non sapevo ancora cosa si provasse a vedere una bara bianca di neppure mezzo metro. Neppure conoscevo bene la persona nella bara accanto, l'avrò vista giusto un paio di volte. Era tua moglie sì, ma erano anni che ci si incontrava saltuariamente, magari alle feste dei parenti in comune; ci vedevamo al Palazzetto come allo Stadio, si parlava  di quel più e di quel meno scambiandoci saluti alle rispettive famiglie, come normali vecchi amici che non si frequentano più...
Tutto qui, ma resti lo stesso da quando ti conosco, da circa 30 anni, ed oggi con la tua compostezza mi son sentito massacrato, sì io. Massacrato come invece dovevi esser tu.
E se sapessi con certezza che Dio esiste, oggi gli farei proprio un culo così.

pigliatavella cu: pappice ca alle 17:42 nun teneva niente 'a fa'
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lunedì, 15 giugno 2009

9 NOVEMBRE 1986
Racconto dettagliato di un viaggio a Torino per seguire il Napoli contro la Juventus.
(Da Juve-Napoli 1-3 "la presa di Torino" Maurizio De Giovanni)

"[...] E c'erano loro, naturalmente: loro, che avevano la Grande Fabbrica alle spalle, loro che anche la sorte aveva paura a fargli uno sgarbo. Loro, con la erre moscia e gli armadi pieni di coppe e medaglie, loro che non avevano nemmeno bisogno di colori, che tanto alla fine vincevano lo stesso e lo vedevano tutti. In bianco e nero.
Qualcuno durante il lungo viaggio disse che, maledetti, avrebbero potuto magari scegliere il golf, il polo o qualche altra fesseria da ricchi e lasciare il pallone a noi poveri che quello solo tenevamo e ci potevamo giocare per strada. Mica ci puoi giocare a golf per strada; e nemmeno a polo, anche se nelle ultime file della curva B si argomentava che certe zoccole al rione Don Guanella erano grosse come pony, ma si gioca a polo coi pony? Insomma, loro erano la Juventus. Juventus, gioventù: ma che gioventù se stanno in mezzo da sempre e non c'è mai modo di liberarsene? Decrepitus dovevano chiamarla.[...]"


pigliatavella cu: pappice ca alle 16:52 nun teneva niente 'a fa'
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domenica, 12 aprile 2009

S'I FOSSE...
S'i fosse fuoco, m'accendarei na canna
s'i fosse sbirro non me arrestarei
s'i fosse spia mi denunciarei
s'i fosse acqua me preferirei la birra
s'i fosse Dio me bestemmiarei.

S'i fosse Silvio me odiarei na cifra
e s'i fosse er PD, me disciogliarei
chè meglio nulla che sti zozzoni infami.

S'i fosse pioggia, me mettarei in sciopero
s'i fosse sciopero, me megafonarei!
S'i fosse guerra me riappacificarei
s'i fosse Palestina, me liberarei.

S'i fosse amore me starei nel letto
s'i fosse influenza come amore farei
s'i fosse occhi me guardarei le bone
s'i fosse mano me le palperei.

S'i fosse Obama me ritingiarei
chè troppo bianco diventato fui
s'i fosse fascista me suicidarei
s'i fosse comunista un bel bambino mangiarei
s'i fosse nel mezzo me mastellerei.

S'i fosse danaro mi eliminarei
s'i fosse Africa me abbraccerei
s'i fosse ricchezza me redistribuirei
s'i fosse libertà me diffondarei.

S'i fosse pappice come io sono e fui
vorrei trovare il mondo vero e puro
e quello brutto lo lassarei altrui.

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giovedì, 09 aprile 2009

RESTI-TU-IRE

Ditemi o stelle, se lo sapete, cosa sta succedendo all'universo:
è l'ira divina o una congiura della terra per castigare l'uomo?
Dio mi perdoni, non è l'una né l'altra, ma la natura stessa delle cose: 
nel ventre della terra c'è un tumulto 
che ne sprigiona e sconvolge il mare ed il vulcano. 
O Signore, qual è lo scampo se mare e terra congiurano contro l'uomo? 
Temevo i mari, poiché la morte vi attendeva

anche una minima distrazione del capitano:
eccola insinuarsi sotto di noi, sovrastarci, avvolgerci,

ora più prossima ora più lontana. 
Dunque la terra e il mare hanno per sorte entrambi di tradirci. 
Cos'è successo a Messina, doppiamente uccisa nel fiore della sua gioventù? 
Le sue incomparabili bellezze sono venute meno all'avvento delle due calamità. 
In un attimo è stata risucchiata dal suolo e ricoperta dalle acque, 
la sua beltà è perita d'un tratto e si è compiuto il suo fato. 
Magari le avessero concesso il tempo

almeno di congedarsi dagli amici e dai vicini,
lasciando ai compagni la gioia di incontrarsi, agli amanti di riunirsi. 
Terra e monti hanno prevaricato su di essa 
e con quale prepotenza l'ha fatto il mare! 
Il suolo scoppia di rancore contro di lei 
e si spacca da tanto ne ribolle. 
Le montagne rispondono lanciando pietre, lapilli e fumo, 
i mari a loro volta ingaggiano eserciti di onde tumultuose. 
La morte assume diversi colori: qui nero fitto, là rosso vermiglio. 
Ha reclutato acque e terra per distruggere tutti e si è fatta aiutare dalle fiamme. 
Ha convocato anche nubi possenti che la provvedono di una schiera di fulmini. 
Fuggire è impossibile, regna la disperazione e svanisce il coraggio dei valorosi.
La morte si è vendicata di quelle anime che l'avrebbero sprezzata, 
se l'avessero affrontata in battaglia. 


E dov'è Reggio, dove i suoi bei palazzi, le sue donne avvenenti? 
In modo simile alla sorella è stata colpita all'improvviso, 
con lei è stata colta dalle stesse catastrofi. 
Forse un bambino è stato inghiottito nel ventre della terra 
invocando l'aiuto della madre e del padre, 
una fanciulla divorata dalle fiamme, straziata dalle ustioni, 
un padre sconvolto è andato indomito verso il fuoco, 
le braccia tese, cercando figlie e figli, 
il passo lesto, l'animo turbato, 
divorato dal fuoco da cui non si è sottratto e non gli ha dato tregua. 
La terra si è ingozzata ed anche il mare è sazio 
da tante sono le vittime che hanno ingoiato. 
La balena ha lanciato un lamento ai falchi 
che allo stesso modo hanno risposto: 
l'una e gli altri si sono accaniti sui corpi 

ed ora, satolli, gemono per quel feroce pasto. 
Dio maledica i predatori delle vette e dell'abisso 
che han divorato nobili mani, create da Dio per operare meraviglie. 
Come han potuto non provarne pena, 
aver riguardo per simili dita? 
Che immane perdita! Eran mani di artisti imperituri,
bramose di far propria ogni bellezza, 
capaci di ammaliare coi colori, 
di scolpire, dipingere, edificare meraviglie,
di far parlare pietre e zittire così anche il canto degli uccelli, 
tese, nel fare, a una perfezione maggiore di quella che ha il poeta nel dire, 
in grado di produrre sculture lucenti come stelle 
la cui bellezza il tempo non può offuscare. 
Oh arte prodigiosa, 
oh potenza divina ancor più grande! 
Ahi, Messina, oggi ti affianchi a Pompei ch'era rimasta sola, 
vai a tenere compagnia al gioiello della corona romana,
assassinata mentre era ancora intenta al diletto. 
La sorte è sopraggiunta mentre la gente doviziosa era nei ritrovi al suono della musica: amanti appassionati, gaudenti spensierati, giocatori incalliti... 

 

Son tutti morti, così come lo sono or ora i tuoi 
ed il sorriso della vita si è offuscato. 

Ma tu, Messina, non scomparirai nel nulla dell'oblio come a lei è occorso, 
coloro che hanno edificato l'Italia son grandi costruttori, 
finché sussisterà almeno uno di loro, puoi star tranquilla. 
Sia pace a te nel giorno in cui sei venuta meno con la tua bellezza, 
sia pace a te quando ritornerai ad essere come un tempo il paradiso d'Italia. 
Un saluto da ogni essere umano della terra 
per ognuno di coloro che sono scomparsi, 
di coloro che il lupo ha divorato e i falchi hanno straziato, 
un saluto per ciascuno di quelli che hanno versato una lacrima 
e un'offerta per ricostruirti, 
non elemosina ma giusto tributo di ogni uomo verso il suo simile. 
Scrivete del cielo di Reggio, di Messina, della Calabria, in ogni lingua: 
qui è morta ogni impresa, ogni immagine è sbiadita, 
si è spento ogni pensiero, ha taciuto ogni canto.

Hâfiz Ibrâhîm - Terremoto di Messina

28 dicembre 1908 - circa 130mila vittime


Paganica - l'Aquila, 6 aprile 2009

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martedì, 21 ottobre 2008

AFASIA
E' passato quasi un anno da quando ho fatto conoscenza con questa parola. L'ho conosciuta così all'improvviso da non abituarmene subito. L'ho conosciuta quando magari pensavo che avrei conosciuto tutt'altro, quando pensavo che avrei conosciuto una brutta piega della parola "fine" ed invece (per fortuna) non è stato così. Come se ci fosse una specie di morte a pezzi; immaginiamo un maestoso albero a cui viene tolto un ramo enorme. Ecco, si spezza, si trancia di netto, si cambia la forma di esso, però l'albero rimane lì, più vigoroso che mai. Così si perdono i pezzi, ma ne si impara a fare a meno con quel grande nemico-amico che è il tempo. Quasi un anno di quel tempo, di quel tempo che mi porta dietro a quelle notti, a quella notte in cui ti ritrovai nelle mani sottoforma di carezza. E poi il  dialogo, le litigate, le ovvie incomprensioni di chi non si abituerà mai, le voglie di riscatto, le messe in disparte, le reazioni e le relazioni con gli altri.
Tutto incredibilmente e meravigliosamente vita.
Il dialogo, il tuo dialogo lo immagino e provo (in punta di "dita") a descriverlo:

Me mancano ‘e parole
Quanno faccio sì cu’ ll’uocchie.
E’ nu discorso buio de chi nun tene candele pe’ se fa vedè.

Me mancano ‘e parole
Ma tengo ‘a voce ca me strilla.
E chiù me mancano ‘e parole cchiù forte allucco pe’ parlà.

Me mancano ‘e parole
Aggio parlato sempe tanto
Mò je chiù nun me cunosco e tengo smania ‘e me ritruvà.

Me mancano ‘e parole
Però tengo tutt’o riesto
‘E a vvote po’ ce penzo ca pure zittu zittu riesco ancora a ve guardà.

pigliatavella cu: pappice ca alle 16:33 nun teneva niente 'a fa'
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giovedì, 07 agosto 2008

SALENTU

...e lu pappice

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domenica, 29 giugno 2008

CALABRIA
Ad esempio a me piace la strada
col verde bruciato, magari sul tardi
macchie più scure senza rugiada
coi fichi d’India e le spine dei cardi
Ad esempio a me piace vedere
la donna nel nero del lutto di sempre
sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi
Ma come fare non so
Si devo dirlo ma a chi
se mai qualcuno capirà
sarà senz’altro un altro come me
Ad esempio a me piace rubare
le pere mature sui rami se ho fame
ma quando bevo sono pronto a pagare
l’acqua, che in quella terra e’ più del pane
Camminare con quel contadino
che forse fa la stessa mia strada
parlare dell’uva, parlare del vino
che ancora e’ un lusso per lui che lo fa
Ma come fare non so
Sì devo dirlo ma a chi
se mai qualcuno capirà
sarà senz’altro un altro come me
Ad esempio a me piace per gioco
tirar dei calci ad una zolla di terra
passarla a dei bimbi che intorno al fuoco
cantano giocano e fanno la guerra
Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo e’ all’imbrunire
seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire
Ma come fare non so
Si devo dirlo ma a chi
se mai qualcuno capirà
sarà senz’altro un altro come me

                                         Ad esempio a me piace il Sud - Rino Gaetano


pigliatavella cu: pappice ca alle 10:32 nun teneva niente 'a fa'
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pappice@tiscalinet.it

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Non è necessario conquistare il mondo, basta farlo nuovo. (Subcomandante Marcos)

Più realtà l'uomo pone in Dio, meno ne conserva in sé.
(Karl Marx)

Dio è uno scandalo, uno scandalo che rende bene. (Charles Baudelaire)

Era un uomo così antipatico, che dopo la sua morte i parenti chiesero il bis.
(Totò)

La vita è un temporale, prendersela in culo è un lampo
(dal film A/R)

La disinformazione è il primo potere politico in Italia.
(Beppe Grillo)

Until the colour of a man's skin is of no more significance than the colour of his eyes, me say war
(Bob Marley)

La vita è una cosa meravigliosa. Senza di essa sarei morto
(A. D'Andrea)

Dio ha creato un'opera imperfetta e lo sa benissimo, tanto è vero che manda in giro gli atei, suoi agenti segreti, a spargere la voce che lui non esiste.
(Stendhal)

Non voterò perchè

Non voterò , perché votare il “meno peggio” è la cosa più antidemocratica del mondo.

Non voterò perchè Berlusconi ha già vinto 30 anni fa.

Non voterò , perché se almeno so che Berlusconi fa tutto per la sua ricchezza personale, con questo centrosinistra sarei preso in giro da chi dice che sta facendo i miei interessi ed invece farà i propri.

Non voterò perché l’Italia è l’unico paese al mondo dove chi perde le elezioni non va a casa, ma resta all’opposizione per poi ricandidarsi con le stesse persone e quindi sarei costretto a votare D’Alema, Rutelli, Veltroni, etc. etc…

Non voterò perchè odio la democrazia cristiana

Non voterò perché Rutelli chiese di non votare ai referendum per la fecondazione assistita.

Non voterò perché D’Alema continua a scrivere libri per Mondadori.

Non voterò perché la televisione italiana è terribile.

Non voterò chi non ha il coraggio di dire al Papa di starsi zitto quando costui non si fa i cazzi suoi.

Non voterò perché il maggioritario non l’ho votato e non mi piace proprio.

Non voterò perchè le regole delle primarie sono una presa per il culo.

Non voterò perchè il centrosinistra non ha mai detto di essere contrario alla guerra, ma forse (e solo in parte) alla guerra in Iraq.

Non voterò perchè nessuno si preoccupa realmente dell'ambiente.

Non voterò perchè il suffraggio universale è una minchiata.

Non voterò perchè la democrazia è contro la libertà delle minoranze.

Non voterò perchè ho molto di meglio da fare